Johann Wenzel PETER

(Karlsbad, 1745 – Roma, 1829)


Caprone accovacciato, 1790 ca.


Olio su carta riportata su tela, 32,5 x 45,5 cm


Pecora accovacciata, 1790 ca.


Olio su tela, 32,5 x 45,5 cm

Descrizione

Questi due dipinti sono opera del pittore boemo naturalizzato romano Wenzel Peter. La particolare composizione dei due animali, le stesure cromatiche, la tipicità dei fili d’erba nel dipinto con la pecora e soprattutto l’espressione umanizzata dei due animali – che si riscontra particolarmente nel caprone – sono aspetti peculiari dei “ritratti” di animali dipinti da Peter nell’arco della sua lunga e prestigiosa carriera. Anche il particolare connubio tra indagine naturalistica, realismo delle espressioni e sintesi semplificatoria neoclassica che caratterizza i due “ritratti” è un elemento estremamente specifico dello stile di Peter.
La datazione dei due dipinti, con buona approssimazione, va fissata agli anni intorno al 1790, quando la pittura di Peter evolve verso una stilizzazione più pienamente neoclassica che lo avvicina significativamente alle esperienze degli artisti tedeschi a Roma e in particolar modo alla pittura di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, anch’egli come Peter pittore di “ritratti” di animali secondo le teorie di Johann Wolfgang Goethe sulla fisiognomica degli animali confluite nel trattato Physiognomische Fragmente dello svizzero Johann Kaspar Lavater edito a Lispia in 4 volumi tra 1775 e 1778. Tale stilizzazione, che si ritrova anche nei dipinti di analogo soggetto animalier di Jacob Philipp Hackert, non era ancora così evidente, ad  esempio, nelle tele  e negli affreschi che Peter aveva licenziato tra la seconda metà degli anni settanta e la prima metà degli anni ottanta per il casino nobile di Villa Borghese a Roma su commissione del principe Marcantonio IV Borghese e dell’architetto Antonio Asprucci nell’ambito degli imponenti lavori di ammodernamento e di ridecorazione della palazzina fatta edificare dal cardinale Scipione Borghese agli inizi del Seicento.
Entrando più dettagliatamente nell’analisi dei due dipinti qui esame, va sottolineato che il muso della pecora accovacciata si ritrova molto simile nella tela firmata, raffigurante una pecora e un montone, apparsa da Christie’s a Londra nel 1995.
I fili d’erba dello stesso dipinto con la pecora accovacciata, poi, si ritrovano analoghi in una tela firmata con un Pointer e due setters, in primo piano a sinistra sotto al corpo del cane disteso, passata da Christie’s nel 2008.
Mentre un riferimento stringente e inequivocabile per il più sintetico dipinto a olio su carta con il caprone è nella tela in collezione privata raffigurante un gruppo di Caproni.
Peter fu il pittore animalier più celebre e ricercato della Roma di Pio VI Braschi e di Pio VII Chiaramonti, tra l’ultimo quarto del Settecento e i primi venti anni dell’Ottocento. Già l’Elenco dei più noti artisti viventi a Roma – fonte preziosa per gli studi sulle arti romane di fine ‘700 – steso nel 1786 dal pittore e critico d’arte  tedesco  Halois  Hirst (a Roma dal  1782  al  1796)  documentava   l’alta considerazione in cui sin da allora il pittore era tenuto presso la comunità artistica della capitale pontificia [1].

Trasferitosi definitivamente a Roma nel 1774, nei cinquant’anni successivi (fino alla morte sopraggiunta nel 1829) il boemo Peter fu coinvolto nelle più significative imprese artistiche che  in  quel  lungo  periodo  si  svolsero  nella capitale pontificia.
Oltre ai lavori importanti e cospicui per il Casino Borghese, il pittore prese parte negli stessi anni alla decorazione del Salone d’Oro di Palazzo Chigi, del  Gabinetto Nobile di Palazzo Altieri (1789-1790) e fu nell’équipe di pittori che su commissione della zarina di Russia Caterina II e guidata dal fiemmese Cristoforo Unterperger riprodusse a encausto a grandezza naturale le Logge Vaticane di Raffaello per il palazzo d’inverno dell'Ermitage [2].
Mentre dai suoi dipinti di genere animalier furono tratti negli anni diversi modelli grafici tradotti a mosaico minuto dallo Studio  del  “Musaico della  Reverenda  Fabbrica  di   San  Pietro” in  Vaticano e dalle numerose botteghe di “mosaico in piccolo” attive a Roma. Parte del repertorio figurativo adottato a modello dallo Studio Vaticano negli ultimi anni del XVIII secolo deriva in effetti dai dipinti di Peter, così come alcuni pannelli musivi eseguiti da Cesare Aguatti o Giacomo Raffaelli oggi conservati nelle più importanti raccolte del mondo come la Gilbert Collection di Londra [3].
Nei primi anni del XIX secolo Peter acquisì fama e prestigio davvero internazionali. Nel 1830, pubblicandone il necrologio, la rivista tedesca “Kunstblatt”, definendolo “ritrattista degli animali”, ricordava come i suoi dipinti fossero ancora richiesti e spediti a “Napoli, Firenze, Milano, Praga, in Prussia, Russia, Spagna, Francia, America e, soprattutto, in Inghilterra" [4].
La stima goduta dall’artista presso la Curia Pontificia venne confermata nel 1831, quando Marianna Peter, la figlia del pittore ormai scomparso da due anni, si rivolse a papa Gregorio XVI per vendere alcune delle opere rimaste nello studio del padre. Il pontefice acconsentì all’acquisto di ben undici dipinti, immediatamente trasferiti nelle raccolte dei  Musei Vaticani. Tra questi per mole e qualità spicca la monumentale tela di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre [5].

[1] Cfr. S. Rolfi, S. A. Meyer, L’“elenco dei più noti artisti viventi a Roma” di Alois Hirst, in “Roma moderna e contemporanea. Rivista interdisciplinare di studi”, anno X, n. 1-2, gennaio-agosto 2002, La città degli artisti nell’età di Pio VI, numero monografico a cura di L. Barroero e S. Susinno, Roma 2002, pp. 241-261

[2] Vedi M. B. Guerrieri Borsoi, La copia delle Logge di Raffaello di Cristoforo Unterperger, in Cristoforo Unterperger. Un pittore fiemmese nell’Europa del Settecento, catalogo della mostra, a cura di C. Felicetti, Roma, pp. 77-82; N. Nikulin, Le Logge di Raffaello all’Ermitage di San Pietroburgo, in Giovan Battista Dell’Era (1765-1799). Un pittore lombardo nella Roma neoclassica, catalogo della mostra (Treviglio), a cura di E. Calbi, Milano, pp. 29-39.

[3] Cfr. J. Hanisee Gabriel, The Gilbert Collection: Micromosaics, with contributions by A. M. Massinelli, and essays by J. Rudoe and M. Alfieri, London 2000.

[4]“Kunstblatt”, Necrolog, 1830, p. 191.

[5] Cfr. G. Sacchetti, “Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre”. Di Venceslao Peter nella Pinacoteca Vaticana, in “Bollettino, Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie”, XI, 1991, pp. 179-187.


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