Ippolito CAFFI

(Belluno, 1809 – Lissa 1866)


Fuochi di bengala al Colosseo


Olio su tela
cm 40 x 60
Firmato in basso a destra: "Caffi"


Provenienza: Roma, Collezione Privata


EsposizioniCaffi.  Luci del Mediterraneo, a cura di Annalisa Scarpa, 
Belluno- Roma 2005/2006, pag. 174, cat n. 78


Bibliografia: Caffi. Luci del Mediterraneo, a cura di Annalisa Scarpa, 
Belluno- Roma, 2005/2006, pag. 174, cat n. 78


 

Descrizione

Tre sono le versione note di questo soggetto: una al Museo di Roma, una alla galleria di Ca' Pesaro, tutte di dimensioni minori; una copia e' comparsa alcuni anni orsono sul mercato delle aste.

La bellezza della raffigurazione trae ulteriore forza dalla magicita' del luogo dove si sommano realta', storia e mistero in un'atmosfera irreale e fatata. Le tre figure in primo piano, ben reali ed evidenti, intente nel loro intimo dialogo, sono il vero, il resto diventa sogno: anche la folla sullo sfondo, vivida nel biancore del fumo, diviene una massa indistinta e appena accennata di cui e' arduo individuare i contorni.

Volutamente l'artista accentua i contrasti e le rovine al centro della scena assumono la valenza di una struttura scenografica teatrale che fa da quinta ai personaggi dinnanzi a noi. I bruni carichi dei primi piani, impastati col nero, non impediscono una precisa resa architettonica, mentre, per contrasto, la luminosita' dello sfondo, cangiante e fluida nel suo scorrere dai rossi, ai rosa, ai bianchi, diventa piu' indefinita e, sapientemente, catalizza l'attenzione.

Sono dipinti come questi che avvalorano la frattura netta che esiste tra il vedutismo di Caffi e quello settecentesco, da cui necessariamente lo si deve far nascere. Ippolito, pur sublime nel saper cogliere gli effetti luministici delle albe e dei tramonti, e' indubbiamente insuperabile nelle feste e negli spettacoli notturni: la sua capacita' di rendere l'emozione dei contrasti, dei bagliori improvvisi, delle luci violente che fanno sobbalzare, anticipa di molti decenni le soluzioni di sapienti rese cinematografiche

Annalisa Scarpa


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