AFRO

Dagli anni della "galleria della Cometa" al dopoguerra

 

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Mimì Pecci Blunt e la Galleria della Cometa

La cronologia delle opere in esposizione, offre lo spunto per raccontare un ambiente di incomparabile glamour, quello che ruota attorno alla Galleria della Cometa e al salotto di Anna Laetitia Pecci Blunt. Figlia del capo della Guardia Pontificia e nipote di Leone XIII, l’affascinante e cosmopolita Mimì sposa nel 1919 Cecil Blunt, un ricco banchiere newyorkese. Il suo salotto parigino è frequentato da Salvador Dalì, Paul Valery, Poulenc, Paul Claudel, Braque e Cocteau.
A Roma, Palazzo Malatesta all’Ara Coeli, acquistato nel ’29, diviene subito la sede di importanti eventi culturali e uno dei luoghi di incontro prediletti dagli artisti e dagli intellettuali di stanza o di passaggio nella capitale. Studi aggiornati chiariscono che la contessa è in realtà al centro di un ampio progetto promosso dal Ministero della Cultura Popolare finalizzato alla promozione dell’arte italiana a New York e Parigi. In quest’ottica va letta la creazione della Galleria della Cometa, alla cui testa Mimì pone il letterato e critico d’arte Libero de Libero e, nel ruolo di consigliere, Corrado Cagli, l’esponente di punta della nuova generazione artistica romana.
La Cometa viene inaugurata nel 1935, l’anno dal quale il percorso espositivo ideato da Francesca Antonacci prende il via.


La mostra

Il 1935 è un anno importante nella vicenda artistica di Afro, poco più che ventenne e appena arrivato nella capitale, ma già chiamato a partecipare alla II Quadriennale di Roma e subito cooptato in quel gruppo di giovanissimi artisti che fa capo a Corrado Cagli. Quando Cagli viene coinvolto nell’esperienza della nascente Galleria della Cometa, Afro si trova a beneficiare del clima internazionale creato dalla contessa Pecci Blunt attorno alla struttura e di una fitta rete di relazioni tessuta tra Roma, Genova, Venezia, Milano, Parigi e, soprattutto, New York, dove la Cometa, unica tra le gallerie d’arte italiane, apre una succursale nel ’37.
Alcuni dei dipinti in esposizione appartengono a questo felice periodo in cui Afro interpreta il tonalismo di Cagli, Cavalli e Capogrossi con la libertà cromatica tipica del mondo veneto dal quale proviene. Operazione che spiega l’originale fascino di certe vedute di una Roma “dipinta attraverso Tiepolo” o di capolavori come Ragazzo con l’aquilone (1935) e Autunno (1935), opera di storica importanza nel catalogo di Afro in quanto esposta nel 1937 alla prima importante personale dedicata all’artista dalla Cometa.
L’intensa stagione della Cometa si esaurisce nel ’38, quando il nuovo clima antisemita e antinternazionalista imposto dal Regime induce Mimì Pecci Blunt a chiudere la galleria e a trasferirsi a New York. Per la pittura di Afro inizia una fase più interiore ed evocativa (1940-1942), cui fa seguito, a partire dal ’43, l’inizio di una ricerca di sintesi lineare e coloristica in linea con l’interesse dell’artista per la pittura cubista e post cubista.
La mostra di Francesca Antonacci accompagna il visitatore sino al 1947, accomiatandolo con l’esatto presagio della pagina successiva del racconto: la svolta verso il linguaggio astratto.

 

 

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