Salon du Dessin 2015

 

L’Aurora e La Notte, due matite su carta eseguite da un Charles Le Brun (1619/1690) non ancora ventenne, rappresentano una rara testimonianza dell’interesse per i soggetti di carattere mitologico-allegorico precocemente dimostrato dall’artista destinato a diventare Primo Pittore di Luigi XIV e regista incontrastato della decorazione di Versailles.

Inizia da qui il percorso espositivo ideato da Francesca Antonacci e Damiano Lapiccirella per il Salon du Dessin 2015, la rassegna che annualmente riunisce nelle sale del Palais Brongniart di Parigi il raffinato mondo degli appassionati del disegno: mercanti, collezionisti e studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Nello stand 18, una scelta selezione di opere provenienti da prestigiose collezioni private compone un itinerario che, partendo dagli anni dell’adolescenza di Le Brun, conduce a quelli della maturità di Giovanni Boldini. E’ il 1918 quando l’ineguagliato ritrattista del bel mondo parigino firma un fiammeggiante profilo femminile nel quale si riconosce Lina, la modella inglese che lo aveva seguito nel suo soggiorno in Costa Azzurra, durante gli anni del primo conflitto mondiale.    

La grazia impareggiabile della pittura veneziana del ‘700 è testimoniata da una piccola serie dei celebrati disegni di Giandomenico Tiepolo (1727/1804), artista che, nel corso degli anni, sviluppa un crescente interesse per la grafica. I fogli rappresentano per lo più scene di centauri, ninfe, satiri e fauni - tema che ispira a Giandomenico le più originali e delicate realizzazioni su carta della sua carriera – ma c’è anche una deliziosa caricatura di donna vista di spalle.

Tra le opere più affascinanti e curiose, una collezione di disegni anatomici di Vincenzo Camuccini (1771/1844), uno dei massimi esponenti del neoclassicismo romano. I disegni fanno parte di un album, rimasto sempre in possesso della famiglia, in cui lo stesso Camuccini aveva raccolto e ordinato tutti i suoi “studi di anatomia presso il vero eseguiti nella mia prima età, cioè negli anni 15, 16, 17” .Questi  studi di corpi depellati eseguiti da un artista adolescente occupano un posto di rilievo nella storia del disegno anatomico, genere nel quale si cimentano anche Canova e Giuseppe Bossi, segnalandosi per la forte connotazione plastica di derivazione michelangiolesca e per una marcata finalizzazione allo studio del movimento.
Di Camuccini sono presenti anche una splendida Testa di Cavallo e un disegno preparatorio dell’Orazio Coclite, dipinto commissionato all’artista da Manuel Godoy, consigliere di Re Carlo IV di Spagna. Dell’opera si sono purtroppo perse da subito le tracce, circostanza che aggiunge allo squisito valore estetico del bozzetto un significativo interesse storico e documentario.

All’ideale di perfezione estetica inseguito dalla pittura neoclassica si contrappone un foglio disegnato, sia sul fronte che sul retro, da Théodore Géricault, impetuoso protagonista del movimento romantico  capace di rivoluzionare i rigidi standards accademici del grand genre. Anticonformista nell’arte come nella vita, Géricault esplorò con ardente curiosità anche il tema della sessualità. Il dritto del foglio esposto da Antonacci Lapiccirella appartiene appunto al filone erotico della sua produzione, un filone non ancora pienamente riscoperto e studiato a causa del clima di pruderie che, per molti decenni, indusse i proprietari delle opere a tenerle occultate. La donna nuda languidamente distesa su un letto è il primo studio conosciuto del cosiddetto Trio érotique, dipinto scoperto solo nel 1992 ed attualmente esposto al Getty Museum di Los Angeles.
Sul retro si vede invece una dinamica scena di combattimento: Ercole, un soggetto molto amato da Géricault, si scontra con Ippolita, Regina delle Amazzoni. Il disegno, realizzato su entrambe i lati tra il 1816 e il 1817, il periodo del soggiorno romano dell’artista, sarà pubblicato sul Catalogue raisonné des dessins inédits et retrouvés de Théodore Géricault, in preparazione a cura di M.Bruno Chenique.

 Chi non sa sottrarsi alla magia di quelle macchine del tempo che sono i dipinti dei vedutisti apprezzerà una fascinosa gouache di ambientazione romana firmata nel 1847 da Ippolito Caffi (1809-1866).
Caffi, geniale modernizzatore del vocabolario pittorico della veduta settecentesca, cattura sulla carta un concitato momento del Carnevale romano. Il pittore fu particolarmente affascinato dal tema di questo famoso carnevale – all’epoca anche più fastoso di quello veneziano -  che dipinse a più riprese non solo per il successo che esso aveva presso il pubblico, ma soprattutto perché particolarmente congeniale alla sua particolare ricerca sulla luce e sul colore. 

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