ERCOLE DREI - Dalla secessione al classicismo del Novecento

Ogni mostra è una esperienza inedita per i curatori, non è mai uguale ad un'altra, ed ha una storia a sè. Non è facile dire ErcoleDreiattraverso quali occasioni, per quali motivi a un certo punto da astratto desiderio, prima diventa progetto e poi esperienza concreta, attorno alla quale si coinvolgono e si appassionano persone diverse.
La prima idea di una mostra di Ercole Drei risale alla fine di settembre 2004, quando su segnalazione dell’Associazione Amici di Villa Strohl-fern ne parlammo per la prima volta, e subito decidemmo di metterci in contatto con le due figlie, per chiedere loro di aderire alla nostra iniziativa con il prestito delle opere.
Nei nostri successivi incontri, lentamente la mostra si è definita. Isabella Drei ha aderito subito con concreto entusiasmo e disponibilità, come è nel suo carattere, invece Lia Drei, già tanto malata, ha preso per sè un tempo più lungo per riflettere. Poi, durante l'inverno, ha dato anche lei il suo benestare e, con estremo gesto di generosità, ha voluto rendere più completa questa mostra che purtroppo non ha avuto il bene di vedere concretizzata.
In primavera, la tristezza per la scomparsa di Lia è mitigata da un sentimento di speranza, perchè mentre il catalogo stava andando in stampa i quotidiani romani riportavano la notizia che, a seguito di un accordo trilaterale tra il Comune di Roma, lo Stato Italiano e lo Stato Francese, il 25 aprile 2005 è avvenuta la riapertura ai cittadini romani dei cancelli di Villa Strohl-fern, evento che si ripeterà fino ad ottobre a domeniche alterne e dopo tanti anni di silenzio il nome di Ercole Drei è di nuovo pronunciato in quel luogo dove ha vissuto e lavorato dal 1921 al 1973. E non sembra solo un caso.

Francesca Antonacci e Giovanna Caterina de Feo

 

                                                                                    Ercole Drei 1910 circa

 

 

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