SABINA MIRRI - Quadri succulenti

Le numerose serie di dipinti e sculture realizzate da Sabina Mirri nel corso della sua trentennale carriera – la prima personale nel 1976, a soli diciannove anni – sono apparentemente molto diverse
tra loro. “Tutte però tessute con un unico filo”, spiega l’artista, alludendo forse alla trama di intenso sentimento ed ancor più intensi colori che è alla base di ogni suo lavoro.
La novità dei Quadri Succulenti, tre grandi tele a soggetto floreale individuate dal nome di un colore, Viola, Giallo e Azzurro, risiede nell’attenzione che questa volta l’artista presta alla “confezione” delle opere, di cui una sfavillante cornice dorata è elemento sostanziale. “Ho pensato di rafforzare l’effetto di estetismo tirato al massimo prodotto da questi miei trionfi vegetali, carichi di colore e completati da cornici sontuose, inserendoli in uno spazio espositivo diverso dal solito, una galleria antiquaria piena di oggetti preziosi, che funziona un po’ come uno scrigno”.
Nelle opere di Mirri, però, la forma non è mai fine a se stessa. Sia che si trattasse dei Bagni Misteriosi presenti alle prime rassegne dedicate da Bonito Oliva alla post Transavanguardia, o dei neoromantici pastelli del periodo internazionale (il soggiorno a New York e le importanti mostre a Washington, Oslo, Helsinki e Basilea) l’imperativo categorico di quest’artista dalla fantasia complicata e le idee chiare è sempre stato quello di produrre un’arte piena di significato: “Nella mia pittura al fuori deve sempre corrispondere un dentro”. La chiave per comprendere cosa c’è dentro la festa di colori di Viola, Giallo e Azzurro è nel titolo della mostra che li qualifica come Quadri Succulenti, un termine che l’artista, appassionata di giardinaggio, prende in prestito dal mondo della botanica. Le succulente sono piante che custodiscono al loro interno il segreto della sopravvivenza in climi aridi: una concentrazione di succhi cellulari così alta da consentire l’accumulo di grandi riserve d’acqua. Anche la flora di Sabina Mirri trabocca di quei fluidi vitali, alla cui presenza allude tutto l’apparato esteriore, a cominciare dalla cornice, luminosa come la luce vivificante del sole. Non sorprende che questa metafora della forza vitale sia stata concepita a Petrolo, la fattoria di Mercatale Valdarno dove l’artista si è trasferita dopo il matrimonio. Qui sono nati e prosperano i suoi figli, i suoi fiori, quelli veri e quelli dipinti, e Galatrona, il pluridecorato supertuscan prodotto dalla famiglia del marito che sarà, ovviamente, offerto agli ospiti dell’inaugurazione romana di Sabina. A Petrolo è anche conservata la collezione di testi botanici dalle cui pagine riccamente illustrate è germogliata l’ispirazione dei Quadri Succulenti, che, in effetti, hanno un po’ l’aria di tavole strappate da un antico erbario. Senonché il linguaggio oggettivamente descrittivo adottato dalla pittrice non illustra con scientifico rigore specie floreali conosciute, ma bizzarri capricci vegetali in cui l’esistente si intreccia al fantastico.
Continua a sorprendere la pittura di Sabina Mirri, come sempre accampata nell’insidiosa zona di confine tra realtà e fantasia.

Nota biografica

Sabina Mirri è nata nel 1957 a Roma, la città della sua formazione artistica e del precoce esordio, nel 1976, con una personale alla Galleria Margherita. Ben vivi nella memoria di chi conosce la produzione artistica degli anni ’70 rimangono alcuni dei lavori realizzati dall’artista, allora poco più che adolescente, ad esempio le scatole di legno in cui esponeva gli oggetti trovati nella soffitta della sua infanzia.
Negli anni ’80 ha partecipato alle prime rassegne dedicate da Achille Bonito Oliva alla post Transavanguardia. I colleghi dell’avventura artistica romana si chiamano Sandro Chia, Enzo Cucchi e Mimmo Paladino.
Si è poi trasferita a New York, dove ha fatto parte del gruppo di artisti gravitanti attorno alla Annina Nosei Gallery. E’ il momento dei pastelli neoromantici e delle importanti mostre internazionali: a Washington, Oslo, Helsinki, Basilea, Parigi, Tokyo, San Paolo, Valencia, Saragozza e Madrid.
Oggi continua a dipingere nella fattoria di Petrolo a Mercatale Valdarno, dove il marito produce vini pluripremiati (i più noti sono il Torrione e il Galatrona, un rinomato supertuscan).
Oltre ad Achille Bonito Oliva di lei hanno scritto: M. Apa, P. Balmas, F. Crispolti, T. Lichtenstein, F. Moschini, M. Quesada, G. Soave, L. Laureati.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni di arte contemporanea.

 

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