Johann WENZEL (Venceslao) PETER

(Karlsbad, 1745 – Roma, 1829)


Un gufo agguanta un gatto, 1780-1785 circa


Olio su tela
cm. 27,5 x 22 


Siglato in basso a destra: “W. P.

Description

Wenzel Peter, le cui iniziali vanno identificate nel monogramma che compare in basso a destra nel dipinto, è stato il pittore animalier più celebre e ricercato della Roma di Pio VI Braschi e di Pio VII Chiaramonti, tra l’ultimo quarto del Settecento e i primi venti anni del secolo successivo.

Per stile ed iconografia l’opera allo studio è estremamente emblematica della produzione di Peter, come documenta il confronto con altri dipinti dell’artista, anch’essi firmati, conservati ai Musei Vaticani di Roma e al Museo Storico di Karlovy Vary (figg. 1-2).

Peter fig 01

Fig. 1: J. W. Peter, Un gufo con una preda in un paesaggio, 1800 circa, Città del Vaticano, Musei Vaticani

La tela, la cui dinamica della cattura è elemento spesso ricorrente nelle opere di Peter (figg. 3-4), può essere riferito agli inizi del nono decennio del Settecento, come è chiarito dallo sfondo paesistico che sembra evocare i modi e gli stili dei pittori di paesaggio di area inglese con i quali Peter fu in contatto negli anni delle pitture per il Casino Nobile di Villa Borghese; e tra questi in special modo lo scozzese Jacob More (Edimburgo, 1740 – Roma, 1793).

Peter fig 02

Fig. 2: J. W. Peter, Un gufo assale una lepre, 1780-1790 circa, Karlovy Vary, Museo Storico

A queste date Peter risultava già artista assai celebre sullo scenario artistico romano. L’Elenco dei più noti artisti viventi a Roma – fonte assai preziosa per gli studi sulle arti romane di fine ‘700 – steso nel 1786 dal pittore e critico d’arte tedesco Halois Hirst (a Roma dal 1782 al 1796) documenta l’alta considerazione in cui sin da allora il pittore era tenuto presso la comunità artistica della capitale pontificia[1]. Hirst faceva esplicito riferimento alle pitture murali e ai dipinti su tela che Peter, prediletto dal principe Marcantonio IV Borghese,  aveva  abbondantemente  realizzato nell’ambito dei grandiosi

lavori di decorazione pittorica e plastica che formarono il nuovo complesso ornamentale della Palazzina Pinciana. L’impresa, avviata dal principe Marcantonio IV a partire dal 1775, diretta dall’architetto Antonio Asprucci, diede vita in pochi anni ad un esteso ed ineguagliato insieme artistico, fitto di rimandi eruditi e di allusioni tematiche tese a celebrare la casata dei Borghese e la straordinaria collezione di sculture antiche e moderne ivi raccolte[2]. Tra il 1776 e il 1777 Peter decorò le pareti del grande salone d’onore della palazzina (il cui soffitto era contemporaneamente affrescato da Mariano Rossi con Romolo accolto in Olimpo da Giove, allusivo alla nobile genia del principe ereditario Camillo, il figlio di Marcantonio nato nel 1775) con una mirabile serie di ben 160 animali, tutti diversi, dipinti ad affresco in modo estemporaneo, senza cioè alcun modello grafico, tra gli arabeschi e le grottesche affrescate sulle medesime pareti in un momento immediatamente precedente dal pittore ornatista Pietro Rotati (fig. 5). Mentre diversi dipinti ad olio su tela di soggetto animalier, molti dei quali oggi risultano dispersi, vennero eseguiti per decorare i sovrapporte delle sale al piano terreno.

Peter fig 03

Fig. 3: J. W. Peter, L’assalto di un leone a un caprone, 1785, già Londra, mercato antiquario (Christies’, 9-12-1994, n. 316)

Trasferitosi definitivamente a Roma nel 1774, nei cinquant’anni successivi (fino alla morte sopraggiunta nel 1829) il boemo Peter fu coinvolto nelle più significative imprese artistiche che  in  quel  lungo  periodo  si  svolsero  a  Roma.

Peter fig 04

Fig. 4: J. W. Peter, Tigre che attacca un vitello, 1785, già Londra, mercato antiquario (Christies’, 9-12-1994, n. 316)

Oltre  ai  ricordati  lavori  per  il  Casino Borghese, prese parte negli stessi anni alla decorazione del Salone d’Oro di Palazzo Chigi, del Gabinetto Nobile di Palazzo Altieri (1789-1790) e fu nell’équipe di pittori che su commissione della zarina di Russia Caterina II e guidata dal fiemmese Cristoforo Unterperger riprodusse a grandezza naturale le Logge Vaticane di Raffaello per il palazzo d’inverno dell’Ermitage[3].

Peter inoltre fu molto apprezzato dalla committenza pontificia. Dai suoi dipinti di genere animalier furono tratti negli anni diversi modelli grafici tradotti a mosaico minuto dallo Studio  del  “Musaico della  Reverenda  Fabbrica  di   San  Pietro” in  Vaticano. Parte del

repertorio figurativo adottato a modello dallo Studio Vaticano nell’ultimo quarto del XVIII secolo – in particolare i tanto celebrati soggetti animalisti – deriva in effetti dai dipinti di Peter, come alcuni pannelli musivi eseguiti da Cesare Aguatti o Giacomo Raffaelli oggi conservati nelle più importanti raccolte del mondo come la Gilbert Collection di Londra[4].

Peter fig 05

Fig. 5: J. W. Peter, Due levrieri, 1778, Roma, Casino di Villa Borghese, Salone d’ingresso

Presente, con un Combattimento tra un leone e una tigre (dipinto oggi conservato ai Musei Vaticani) nel ristretto gruppo di artisti che presero parte alla prestigiosa mostra tenutasi in Campidoglio nel novembre del 1809 in onore di Gioacchino Murat per salutare l’elezione  di  Roma  a  città  imperiale  e  l’annessione  dello  Stato  Pontificio  all’impero

francese[5], nei primi anni del XIX secolo Peter acquisì fama e prestigio davvero internazionali. Nel 1830, pubblicandone il necrologio, la rivista tedesca “Kunstblatt”, definendolo “ritrattista degli animali”, ricordava come i suoi dipinti fossero ancora richiesti e spediti a “Napoli, Firenze, Milano, Praga, in Prussia, Russia, Spagna,Francia, America e, soprattutto, in Inghilterra”[6].

Peter fig 06

Fig. 6: J. W. Peter, Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, 1780-1829, Città del Vaticano, Musei Vaticani

La stima goduta dall’artista presso la Curia Pontificia venne definitivamente confermata nel 1831, quando Marianna Peter, la figlia del pittore ormai scomparso da due anni, si rivolse a papa Gregorio XVI per vendere alcune delle opere rimaste nello studio del padre. Il pontefice acconsentì all’acquisto di ben undici dipinti, immediatamente trasferiti

nelle raccolte dei Musei Vaticani. Tra questi per mole e qualità spicca la monumentale tela di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre (fig. 6). Il dipinto, una sorta di work in progress cui Peter lavorò per quasi mezzo secolo continuando ad aggiungere sempre nuovi animali come documenta un uccello ancora non finito collocato sul ramo di uno degli alberi, nello studio del pittore fino alla sua morte e contenente ben 240 animali diversi, doveva costituire una sorta di enorme “campionario” su cui la facoltosa clientela romana ed internazionale del pittore poteva liberamente scegliere l’animale da doversi raffigurare nel dipinto che si intendeva commissionare all’artista[7].

                                                                                     Francesco Leone


[1] Cfr. S. Rolfi, S. A. Meyer, "L'elenco dei più noti artisti viventi a Roma di Alois Hirst, in “Roma moderna e contemporanea. Rivista interdisciplinare di studi”, anno X, n. 1-2, gennaio-agosto 2002, La città degli artisti nell’età di Pio VI, numero monografico a cura di L. Barroero e S. Susinno, Roma 2002, pp. 241-261.

[2] Sull’argomento cfr. I. Faldi, Galleria Borghese. Le sculture dal secolo XVI al XIX, Roma 1954; P. Della Pergola, Villa Borghese. Itinerari, Roma 1962;P. Mangia, Il ciclo dipinto delle volte. Galleria Borghese, Roma 2001; Villa Borghese. I principi, le arti, la città dal Settecento all’Ottocento, catalogo della mostra (Roma 2003 – 2004) a cura di A. Campitelli, Roma 2003.

[3] Vedi M. B. Guerrieri Borsoi, La copia delle Logge di Raffaello di Cristoforo Unterperger, in Cristoforo Unterperger. Un pittore fiemmese nell’Europa del Settecento, catalogo della mostra, a cura di C. Felicetti, Roma, pp. 77-82; N. Nikulin, Le Logge di Raffaello all’Ermitage di San Pietroburgo, in Giovan Battista Dell’Era (1765-1799). Un pittore lombardo nella Roma neoclassica, catalogo della mostra (Treviglio), a cura di E. Calbi, Milano, pp. 29-39.

[4] Cfr. J. Hanisee Gabriel, The Gilbert Collection: Micromosaics, with contributions by A. M. Massinelli, and essays by J. Rudoe and M. Alfieri, London 2000.

[5] Cfr. Spiegazione delle opera di Pittura, Scultura, Architettura ed incisione esposte nelle sale del Campidoglio il dì 19 novembre 1809, Roma 1809; S. A. Meyer, scheda in Maestà di Roma da Napoleone all’Unità d’Italia: Universale ed Eterna, Capitale delle arti, catalogo della mostra di Roma (progetto di S. Susinno, realizzazione di S. Pinto con L. Barroero e F. Mazzocca), Milano 2003, cat. III. 4, p. 127.

[6] “Kunstblatt”, Necrolog, 1830, p. 191.

[7] Cfr. G. Sacchetti, “Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre”. Di Venceslao Peter nella Pinacoteca Vaticana, in “Bollettino, Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie”, XI, 1991, pp. 179-187.


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