Heinrich LEIBNITZ

(Stoccarda, 1811 – Tubingen, 1889)


Ottobrata sulla sponda transtiberina del Tevere con S. Maria del Priorato di Malta, S. Anselmo e S. Sabina


Olio su tela
cm. 73 x 109


Firmato in basso a sinistra: H. Leibnitz Roma 1840


Provenienza: dal 27 Agosto 1840 fino all’asta del 27-29 Novembre 1919 (dopo la rivoluzione e l’abdicazione del Re del Wurttemberg nel 1818) del Palazzo Reale di Stoccarda.


Sul telaio tre etichette recanti queste iscrizioni:
1. Oelgemalde auf Leinwand in vergoldetem Rahamen von Leibnitz „Italianische Fischerrauen“/ Eininlieferungsschein vom 27 August 1840, nr 191, Priv. Inv. Bl. 51. (Collezione privata del Re Guglielmo/ 1. Dipinto ad olio su tela in cornice dorata di Leibnitz “Pescatrici Italiane”. Consegnato il 27 Agosto 1840 2n, 191 Priv. Inv. Bl. 51.
Altra etichetta: P.E. (Private Estate) Friedrichshafen 86
Altra etichetta: “K. Hofdom Kammer (Ciambellano di Corte) 115”


 

Description

Il pittore Karl Heinrich Leibnitz soggiorna a Roma tra il 1838 e il 1840. Ha studio prima in via S.Nicola da Tolentino 47 quindi in via S. Isidoro 20, come testimoniano gli stati delle anime delle parrocchie di S. Bernando alle Terme e di S.Vincenzo e Anastasio a Trevi. Da Frederich Noack sappiamo che prende parte alla Festa di Cervara in ciascuno dei tre anni trascorsi nell’Urbe.

L’esecuzione di questo dipinto risale, come evidenzia la data apposta, al 1840, quindi all’ultima parte del soggiorno romano di Leibnitz.

Il riferimento più spontaneo ed immediato va ad una celebre tela del danese Wilhelm Marstrand, Ottobrata fuori le mura di Roma, dipinta a Roma nel 1839 e ora custodita presso il Thorvaldsens Museum di Copenaghen.

La nutrita composizione comprende numerosi episodi e personaggi tutti legati al tema della scampagnata, dell’Ottobrata for de porta, un tema pittorico che ebbe i maggiori cultori in Bartolomeo Pinelli, in Antoine-Jean-Baptiste Thomas e numerosissimi seguaci tra gli artisti ultramontani in specie tedeschi e danesi.

La scena è ambientata appena fuori la Porta Portese, che si scorge in alto al centro, sulla sponda destra del Tevere, quella trasteverina, all’ombra di un’osteria che una scritta sulla facciata indica come Osteria dei salami. Su questa parte del Tevere e sulle vigne che vi si coltivavano abbiamo un testimone, per così dire d’eccezione, il pittore trasteverino Nino Costa che scrive nelle sue memorie: «Queste nostre vigne, fuor della porta [Portese] circa un chilometro, si distendevano in numero di sette dalla sponda destra del Tevere fin sopra a Monteverde. Vi erano sette casini, alcuni dei quali erano assai belli e di lusso. Un di questi era proprio in riva al Tevere, di architettura Impero […] Al di là di questo casino v’era un prato che declinava al fiume tutto fiorito di margherite. Al di là del Tevere le antiche sacre mura di Roma con le loro torri, la piramide di Caio Cestio, le torri della porta Ostiense, piedistallo al monte Testaccio che si eleva dentro. Nel fondo a sinistra l’Aventino e Roma […]. Su questo prato si andava a prender il caffè tutta la numerosa famiglia e gli amici invitati, si faceva musica, si improvvisavano versi » (Quel che vidi e quel che intesi, 1983, p. 22).

Una certa curiosità desta il personaggio che, quasi al centro del dipinto, siede alle spalle dell’anziano pescatore con braghe azzurre e berretto rosso: quest’ultimo si preoccupa di tirare su dal Tevere, a mezzo di sottili corde, una rete da pesca “a bilancia”, usata abitualmente nelle acque del Tevere e dettaglio frequente nei dipinti con vedute del sacro fiume. La figura seduta dunque sembra intenta a seguire con scrupoloso interesse i numerosi episodi che compongono la scena (il gioco della morra, il saltarello, un probabile scambio di galanterie tra l’azzimata figura con musicanti in barca e le tre minenti sulla riva) abbinando al fumo della pipa qualche bicchiere – un mezzo fiasco è nella sua mano sinistra - di quel sapido Velletri annunciato sulla facciata dell’osteria: ora gli evidenti tratti fisionomici, l’abbigliamento e l’apparente età, indurrebbero a pensare ad un autoritratto dello stesso Leibnitz il cui aspetto reale, malgrado le ricerche effettuate presso pubbliche istituzioni tedesche, non è stato però possibile recuperare.

In bella evidenza sulla sponda opposta del Tevere - quella sinistra o della Marmorata -   si leva il colle Aventino con il delizioso prospetto di S. Maria del Priorato di Malta, la casa magistrale dell’Ordine, quindi Sant’Anselmo e Santa Sabina. Più oltre la cima del Lucretile chiude l’onirico orizzonte percorso dall’inconfondibile luce di Roma che tanto stregava viaggiatori e pittori ultramontani.


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