Christoph Heinrich KNIEP

(Hldesheim 1755 - Napoli 1825)


Paesaggio ideale con il tempio di Paestum


Carboncino nero, penna e pennello, nero, grigio e marrone su carta J. Whatman
mm 634 x 950


Firmato in basso a sinistra: C. Kniep inv. / et del. Napoli


Provenienza: collezione privata francese.


Bibliografia:
Georg Striehl, Der Zeichner Christoph Heinrich Kniep (1755-1825). Landschaftsauffassung und Antikenrezeption. Hildesheitm/Zurigo/New York 1998;
Claudia Nordhoff (catalogo di), Paesaggi italiani dell'epoca di Goethe. Disegni e serie di acqueforti della Casa di Goethe. Roma 2007, p. 74-93.

Description

Il disegno qui in esame, che mostra un paesaggio con un tempio di Paestum, fu eseguito dall'artista tedesco Christoph Heinrich Kniep. Egli arrivò a Roma nel 1781, specializzandosi come paesaggista. Nel 1785 lasciò la Città Eterna e traslocò a Napoli dove rimase per il resto della sua vita. Al contrario dei suoi colleghi e amici Jakob Philipp Hackert (1737-1807) e Johann Heinrich Wilhelm Tischbein (1751-1829), ambedue con successo al servizio del re di Napoli, il Kniep lavorò prevalentemente per committenti privati. Nel 1787 Tischbein lo mise in contatto con il poeta Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), in viaggio in Italia, che accompagnò durante un viaggio in Sicilia: questa fu sicuramente l'esperienza più importante per l'artista che tramite Goethe ebbe non pochi incarichi. Il Kniep visse e lavorò più di trent'anni a Napoli alla Riviera di Chiaia. Nel 1822 ottenne una carica da professore nell'ambito della ristrutturazione dell'Accademia delle Belle Arti, però senza ricevere uno stipendio. Trascorse la sua vecchiaia solo e isolato in circostanze piuttosto precarie, e morì infine dopo una grave malattia. E' sepolto al cimitero dei protestanti a S. Carlo all'Arena a Napoli. Di Christoph Heinrich Kniep sono noti soltanto disegni; egli non lavorò mai nella pittura ad olio.

Ancora prima del loro viaggio in Sicilia Goethe e Kniep intrapresero una gita da Napoli a Paestum, situato vicino alla foce del fiume Sele in una pianura alla costa sud-est del golfo di Salerno. Qui si trovano tre grandi templi greci dorici che furono scoperti dai viaggiatori del Grand Tour soltanto nella seconda metà del Settecento, dopo che Carlo di Borbone nel 1762 aveva fatto costruire una strada (la odierna SS 18), permettendo così la raggiungibilità del sito. Uno dei primi artisti che si dedicò ai tre templi colossali fu Jakob Philipp Hackert che già nel 1770 visitò il luogo. Nel 1777 ci si recò Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) che eseguì una serie di incisioni con i templi che sparse la conoscenza dei monumenti presso studiosi, viaggiatori e artisti, e infine nel 1785 apparve un lungo articolo su di essi nel giornale d'arte romano “Memoria per le Belle Arti” che informò i lettori in modo esauriente sulle “Rovine della città di Pesto detta ancora Possidonia.”[1] Al più tardi in questo momento Paestum era diventato meta dei turisti che prima si erano fermati a Napoli.

Goethe notò sul diario di viaggio sotto la data del 23 marzo 1787: “La campagna si faceva sempre più piatta e solitaria, le rare case attestavano una misera agricoltura. Finalmente, incerti se stessimo avanzando tra rupi o macerie, finimmo col riconoscere in alcune grandi, lunghe masse quadrangolari che avevamo già avvistate di lontano, i templi e i monumenti superstiti di un'antica, fiorente città. Kniep […] s'affrettò a ricercare un punto donde quel paesaggio tutt'altro che pittoresco potesse venir colto e raffigurato nel suo carattere peculiare”.[2]

Mentre degli schizzi menzionati dal Goethe si è tramandato soltanto uno,[3] alcuni disegni molto elaborati provano che Kniep ritornò sull'argomento anche dopo il ritorno a Napoli. Un acquerello a Düsseldorf (ill. 1)[4] mostra una veduta da ovest sulla pianura nella quale si vedono in lontananza i templi di Era e di Poseidone; in primo piano si scorge una famiglia di contadini. Un disegno di minori dimensioni oggi a Vienna raffigura la stessa veduta con i dettagli della vegetazione leggermente cambiati; le figure invece rimangono invariate (ill. 2).[5] Una terza versione del motivo a Oxford, di grandi dimensioni, fa vedere tutti e tre i templi; in primo piano appaiono un enorme capitello e un avanzo di colonna accanto ad un pastore con le sue capre (ill. 3).[6] A differenza delle due vedute precedenti questo foglio reca la firma dell'artista e la data 1796. Una quarta versione infine si trova a Norwich; qui vediamo in primo piano un gruppo di viaggiatori con un pastore.[7]

Anche se questi disegni possono essere definiti delle vedute esatte del luogo, i templi dorici non sembrano essere l'argomento principale della composizione. Infatti l'artista li mostra da lontano in modo che viene meno l'effetto schiacciante delle colonne massicce notato anche da Goethe. Al contrario l'impressione dello spettatore davanti alle vedute è quella di una grande vastità, uno spazio limpidissimo dovuto al cielo alto e sconfinato che sovrasta le architetture piccole, ridimensionandole a puri elementi decorativi. Le figure in primo piano, raffigurate in posizioni graziose, illustrano per di più la pace della vita rurale, distraendo lo spettatore dalle architetture antiche sullo sfondo.

Al contrario delle vedute con la pianura dei templi, caratterizzata solamente da pochi alberi e arbusti, il disegno qui in esame sfoggia una ricchissima vegetazione. A sinistra in primo piano si alza una grande quercia, dietro la quale si scorge un fiume le cui rive scoscese sono coperte di arbusti e alberi. Il primo piano è coperto da una grande varietà di piante diverse: ai bordi del foglio crescono delle camelie in piena fioritura, accanto alle quali si vedono delle aloe; per di più appaiono erbe filiformi, edera e, a sinistra, una pianta con le foglie larghe appartenente al genere dell'arum italicum. In mezzo alla natura rigogliosa, a sinistra della quercia e quindi al bordo del foglio, appare all'altezza di una parete rocciosa coperta anch'essa di alberi un complesso di edifici tra i quali spunta un tempietto rotondo. Davanti alle architetture si vede un viadotto con a destra una torre massiccia angolata. Al centro della veduta il fiume viene attraversato da un ponte alla cui sinistra si alza un altro edificio a forma di torre; quest'ultimo ricorda la tomba dei Plauzi accanto al Ponte Lucano vicino a Tivoli che il Kniep conobbe sicuramente. A destra del fiume è visibile un'architettura a due piani, incoronato da una cupola piatta, e infine sulla destra ancora si scorge il tempio di Poseidone di Paestum davanti al quale sono appena riconoscibili delle figure. In primo piano una fanciulla vestita all'antica con una ghirlanda di alloro sulla testa suona la lira; tre compagne adagiate per terra e accompagnate da alcune pecore le stanno ascoltando.

Lo spettatore non può avere dubbi sul carattere inventato della scena, e infatti il Kniep ci presenta un paesaggio ideale ambientato in un'Arcadia antica. A questo genere di composizione i critici d'arte d'epoca davano un maggiore valore rispetto ai semplici “prospetti” di paesaggio, e quindi non meraviglia che Kniep si dedicò spesso ad esso, distinguendolo egli stesso dalle sue vedute veristiche con il nome di “composizioni eroiche”.

Il modello da seguire nella creazione delle “composizioni” era il famoso paesaggista Claude Lorrain (1600-1682) i cui quadri e disegni erano diventati canonici per le generazioni di paesaggisti a seguire. Elementi come i templi, le figure vestite all'antica, i musicisti, il fiume attraversato da un ponte e alti alberi apparivano per la prima volta nei suoi paesaggi e furono ripresi dai pittori durante tutto il Settecento. Kniep si differenzia da Claude Lorrain però nella resa esatta e meticolosa della vegetazione alla quale dedicò anche degli studi molto dettagliati (ill. 4)[8] – come nel nostro foglio, ogni specie è riconoscibile e viene reso con la massima cura e maestria. Anche nella raffigurazione di architetture antiche Kniep va oltre il modello Claude Lorrain che non utilizzava mai templi dorici nei suoi dipinti. Il disegnatore tedesco invece, dopo la visita di Paestum insieme al Goethe, scelse proprio il tempio di Poseidone spesso per le sue “composizioni”, come conferma anche il necrologio sull'artista: “Egli si intendeva della teoria dell'arte dell'alta architettura e delle regole della prospettiva: i templi venerandi di Paestum erano nella loro forma il suo modello sublime, e li inseriva con piacere nei suoi paesaggi, sempre al posto giusto.”[9] Infatti troviamo il tempio di Poseidone anche in uno studio per una “composizione eroica” datato 1816 dove per di più appare anche un tempietto rotondo con cupola, proprio come quello visibile nel nostro disegno in alto a sinistra (si veda ill. 5).[10]

Sia in questo disegno che nel nostro foglio si nota per di più che il tempio di Poseidone non viene raffigurato nel suo stato rovinato ma integro, come anche gli altri edifici anticheggianti sembrano nuovi e non distrutti dal tempo passato. Qui ci troviamo davanti ad un'altra convinzione artistica del Kniep che viene spiegata dallo scrittore Zacharias Werner (1768-1823) dopo una visita nel 1809:

“Ci fece vedere alcuni dei suoi fogli eseguiti in seppia, parzialmente vedute realistiche dell'area di Napoli e Paestum (da dove ha il tempio di Nettuno in un modello di sughero), parzialmente dei disegni cosiddetti eroici, come egli li chiama, dove mostra delle contrade idealizzate con la natura napoletana. Ma segue l'idea del tutto corretta che contrade del genere non devono essere deturpate da ruderi semi-distrutti, e quindi mostra templi e città nel senso dei vecchi ruderi, ma compiuti, come se fossero nuovi.”[11]

Werner avrà visto un disegno come il nostro che può essere definito un capolavoro di Kniep eseguito all'apice della sua carriera artistica. Sulla base del modello Claude Lorrain Kniep trovò uno stile inconfondibile suo, componendo dei paesaggi ideali che presentano chiaramente un passato antico, ma nello stesso momento mostrano allo spettatore tutta la ricchissima vegetazione dell'Italia del sud che il viaggiatore settecentesco (e anche odierno) poteva ammirare dal vero. La resa delle figure infine svela la sua conoscenza di antichi vasi provenienti dagli scavi di Pompei e Ercolano che studiò insieme con il suo amico Tischbein: quest'ultimo aveva curato una pubblicazione dei vasi greci della collezione di Sir William Hamilton, ambasciatore britannico presso la corte di Napoli, alla quale anche il Kniep aveva contribuito con un foglio.[12] Quindi non meraviglia che furono proprio le figure dell'artista ad appassionare gli spettatori. Può essere citato il giudizio dell'architetto Heinrich Gentz (1766-1811) che annotò dopo una visita dal Kniep il 17 marzo 1792:

“Le figure nello stile bello sono disegnate in modo eccellente. Veramente sono proprio le figure dove egli eccelle. Sono caratterizzate da idee buonissime, un ottimo disegno, grazia nella resa, conoscenza dell'arte antica e un grande fuoco poetico. […] Egli mi è piaciuto moltissimo.”[13]

La composizione del presente disegno può essere confrontata con un foglio oggi a Francoforte e datato 1789 dove si vede una simile figura femminile con una lira in primo piano; anche qui appaiono alberi, un fiume al centro e un piccolo tempio antico (ill. 6).[14] Il nostro disegno non sarà stato eseguito prima di quest'anno; comunque una datazione più tardi, attorno al 1810, non è da escludere.

Roma, lì 10 febbraio 2015                                                          Dr. Claudia Nordhoff

 


[1] Memorie per le Belle Arti I, agosto 1785, p. 127-134; settembre 1785, p. 145-152; ottobre 1785, p. 161-168; novembre 1785, p. 177-185. Per raffigurazioni del luogo e la sua storia si veda Lucio Fino, La costa d'Amalfi e il Golfo di Salerno (da Scafati a Cava da Amalfi a Vietri da Salerno a Paestum). Disegni acquerelli stampe e ricordi di viaggio di tre secoli. Napoli 1995.

[2] Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia. Traduzione di Emilio Castellani. Milano 1983, p. 243-244.

3 Si tratta di uno schizzo con la porta Sirena, attraverso la quale si riconosce in lontananza il tempio di Poseidone (Weimar, Klassik Stiftung Weimar. Matita, 379 x 543 mm. Iscritto sul retro da Goethe Thor von Pestum. Si veda Striehl 1998, scheda 538.

[4] Christoph Heinrich Kniep, “veduta dei templi di Paestum”. Düsseldorf, Goethe-Museum. Penna e acquerello, 592 x 802 mm. Non firmato. Si veda Striehl 1998, scheda 21.

[5] Christoph Heinrich Kniep, “veduta dei templi di Paestum”. Vienna, Graphische Sammlung Albertina. Penna in nero e pennello in marrone, 398 x 550 mm, non firmato. Si veda Striehl 1998, scheda 548.

[6] Christoph Heinrich Kniep, “veduta dei templi di Paestum”. Oxford, Ashmolean Museum. Penna e pennello in marrone, 523 x 824 mm. Firmato sotto a sinistra C. Kniep. Napoli 1796. Si veda Striehl 1998, scheda 435.

[7] Christoph Heinrich Kniep, “veduta dei templi di Paestum”. Norwich, Blickling Hall. Penna, 521 x 737 mm, non firmato. Si veda Striehl 1998, scheda 432.

[8] l fogli mostrati fanno parte della serie di incisioni eseguita dal Kniep nel 1811 con il titolo di “Elementi di Paesaggio per Istruzione degli Amatori”. Si tratta di 12 fogli senza testo; un esemplare si trova a Hildesheim, Roemer-Museum. Si veda Striehl 1998, p. 213-215 e schede 393 e 394. Kniep seguì il modello del suo amico Hackert che aveva introdotto una resa botanicamente corretta di piante e alberi nei suoi disegni sin dal suo arrivo a Roma nel 1768. Attorno al 1800 Hackert aveva pubblicato una serie di incisioni per imparare a disegnare il paesaggio, i “Principj di Disegno di Paese” che servì come modello al Kniep per la sua propria serie.

[9] Necrologio su Kniep dal 18. e 22. agosto 1825, pubblicato nella rivista Kunst-Blatt. Citato secondo Striehl 1998, p. 306.

[10] L'album, conservato a Hildesheim nel Roemer-Museum, comprende 61 tavole. E' dedicato a Leonardo Tocco di Montemiletto, per cui porta il nome “album di Tocco”. Il foglio illustrato porta il numero 23. Si veda Striehl 1998, scheda 403.

[11] Zacharias Werner, Ausgewählte Schriften. Aus seinem handschriftlichen Nachlasse herausgegeben von seinen Freunden. Vol. 14 (Biographie und Charakteristik nebst Original-Mittheilungen aus dessen handschriftlichen Tagebüchern). Nuova edizione Berna 1970, p. 66: „Er zeigte uns mehrere seiner Blätter in Sepia, theils wirkliche Gegenden von Neapel und Pästum (wo er den Neptunstempel im Modell von Kork hat), theils sogenannte heroische Zeichnungen wie er es nennt, wo er nämlich idealische Gegenden im Sinne der neapolitanischen Natur und, nach dem sehr richtigen Grundsatze, daß solche Gegenden nicht durch Ruinen entstellt werden müssen, Tempel und Städte im Sinne der alten Ruinen, aber ganz und als wenn sie neu wären, dargestellt hat.“

[12] Per Tischbein e Kniep si veda Striehl 1998, p. 194-197.

[13] Citato da Michael Bollé/Karl-Robert Schütz (a cura di), 1766-Heinrich Gentz-1811. Reise nach Rom und Sizilien 1790-1795. Aufzeichnungen und Skizzen eines Berliner Architekten. Berlino 2004, p. 57-58: „Die Figuren im schönsten Styl vortrefflich gezeichnet. In Staffagen überhaupt excellirt Kniep. Vortreffliche Ideen, sehr gute Zeichnung, Grazie in der Behandlung, Kenntniß der Antiken und ein großes dichterisches Feuer caracterisiren sie. […] Er hat mir sehr wol gefallen.“

[14] Christoph Heinrich Kniep, “paesaggio ideale con donna che suona la lira”. Francoforte sul Meno, Goethe-Museum. Penna e pennello in nero, 508 x 662 mm, firmato 1789 / C. H. Kniep inv. fec. Si veda Striehl 1998, scheda 27. 

 


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