Duke du Berry

ANONIMOUS FRENCH SCULPTOR


Portrait of the Duke of Berry 


Terracotta
height cm. 78


Period base in terracotta
height cm.109


 

Description

Questa terracotta rappresentante un ritratto a figura intera, straordinaria per le eccezionali dimensioni e per la finitura portata a un notevole grado di compimento, che ne fanno un’opera autonoma e non, probabilmente, uno studio pensato per l’esecuzione di una scultura più grande, si può collocare come datazione intorno al 1815, sia per la foggia dell’abito che per l’acconciatura, in voga tra età napoleonica e restaurazione.

Nonostante si tratti di un pezzo molto raro come iconografia, l’opera trova delle possibilità di confronto non tanto in ambito italiano quanto piuttosto francese, dove più numerose sono le terrecotte di ritratto portate a un grado di finitura elevato, anche, come modelli per le proporzioni, preparatorie per opere monumentali o funerarie, soprattutto nel XVIII secolo (Clodion, Louis François Roubillac, Jacques Edme Dumont, Jean-Antoine Houdon, ecc.). Tra gli esempi neoclassici del genere, cronologicamente dunque più vicini a questo, si possono citare l’Autoritratto (Montargis, Musée Girodet) e il ritratto femminile di Giovane all’arpa (Parigi, Louvre) di Joseph Chinard.

L’oggetto proviene però da collezione napoletana e proprio napoletana, seppure di ispirazione impero francese secondo il gusto introdotto dalle corti di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, sembra poter essere la manifattura di esecuzione della splendida base in terracotta che l’accompagna.

Sulla scorta di queste considerazioni, la ricerca prosopografica per stabilire l’identità dell’effigiato ha condotto a risultati che sembrano decisivi proprio in quell’area. Infatti, un confronto con due dipinti di Joseph Franque conservati all’Accademia di Belle Arti di Napoli rivela l’apparente identità tra la fisionomia del personaggio che vi è rappresentato e quella effigiata dall’anonimo scultore (figg. 1-2). Si tratta di un ritratto a mezzo busto e di un grande ritratto ambientato a figura intera di Charles Ferdinand d’Artois, duca di Berry. La personalità dell’effigiato è tramandata dagli inventari accademici e Raffaello Causa, commentando i dipinti, proponeva che la data fino ad allora stabilita per l’esecuzione dell’opera non fosse il 1826, frutto secondo lui di errata trascrizione dai medesimi inventari, ma il 1816, l’anno in cui il duca si sposava per procura, cioè senza recarsi personalmente a Napoli, con Carolina di Borbone, figlia di Francesco l’erede al trono.

Chateaubriand, biografo del duca di Berry, assassinato solo quattro anni più tardi, e un dipinto di Louis Nicolas Lemasle (Napoli, Museo di Capodimonte), tramandavano la cerimonia dove Leopoldo di Borbone, in rappresentanza dello sposo, conduceva Carolina all’altare.

Giusta dunque l’identificazione dell’effigiato il quadro di misura inferiore doveva essere la rapida trascrizione dal vero della fisionomia del duca realizzata da Franque in un viaggio in Francia compiuto allo scopo e l’opera maggiore, dove il protagonista è rappresentato in posa elegante e in raffinata tenuta da viaggio mentre un esotico palafreniere trattiene alle sue spalle un purosangue, derivata dalla prima, poteva essere un dono di presentazione e di fidanzamento alla casata della sposa.

La fisionomia fissata nei dipinti appare identica a quella della scultura: viso allungato, naso pronunciato, bocca carnosa e appena prominente, taglio degli occhi arcuato, fronte spaziosa. I capelli, egualmente ricci, sono solo più corti sui lati nella scultura, ma torna simile in entrambi i casi il taglio delle basette.

Oltre al caratteristico tratto del dandismo anche la foggia dell’abito appare molto simile. Sembra che gli elegantissimi personaggi dei dipinti e della scultura condividano lo stesso sarto e il gusto, al di là della quasi identità dei dettagli, con la cravatta annodata allo stesso modo sulla camicia ornata dalla caratteristica lattuga, la marsina con le falde lunghe, gli stivali e così via.

Anche la scultura, dove il personaggio è rappresentato in cammino e in posa di aperta cordialità, nonostante l’aulica nobilitazione dell’iconografia introdotta dallo scultore attraverso il colto riferimento al capolavoro antico dell’Apollo del Belvedere (Città del Vaticano, Musei Vaticani) del quale è ripresa la posa, poteva forse costituire un dono di presentazione, realizzato a partire dal dipinto a Napoli o più probabilmente in Francia, come si è detto sulla base di considerazioni formali.

Nella recente mostra dedicata alla Civiltà dell’Ottocento a Napoli l’identità del personaggio rappresentato da Franque è stata messa in dubbio. La non consultabilità attuale degli inventari accademici antichi accessibili a Causa non rendeva possibile in quell’occasione ricontrollare le fonti documentarie. Ma un confronto con l’iconografia sicura del duca di Berry, secondo Mariaserena Mormone, portava a escludere l’identificazione accolta sino a quel momento.

Riconsiderando i ritratti noti e confrontandoli tra loro mi sembra si possano verificare anche in questo caso le differenze tra artista e artista nel rappresentare le fisionomie, tanto che anche queste opere sembrano apparentemente non tramandare il volto del medesimo personaggio. La cautela è d’obbligo, ma se arduo è poter essere convinti dal confronto con il ritratto da parata eseguito da François Gérard, del 1820 circa (fig. 3, Versailles, Castello), invece mi sembra che quello giovanile eseguito da Henri-Pierre Danloux (fig. 4) e il busto più tardo, del 1817, di Henri-Joseph Rutxhiel (figg. 5-6, Parigi, Louvre), siano assolutamente compatibili tanto con le opere di Franque che con la terracotta, come dimostra anche l’osservazione del profilo delle due sculture.

Se ulteriori approfondimenti dovessero confermare questa identificazione, si potrebbe procedere oltre proponendo un nome per l’autore della statua ritratto in terracotta. Si potrebbe cioè trattare dello scultore belga Rutxhiel, tra i più affermati ritrattisti nella Francia prima napoleonica e poi della Restaurazione, che fu nominato scultore ufficiale del duca di Berry. Si tratta però solo di un’ipotesi, per ora non verificabile. Un ritratto a figura intera del duca non risulta tra le opere nominate dalle fonti sull’artista e non risulta nell’elenco compilato a inizio secolo dal Lami. Inoltre lo stato attuale degli studi sull’artista, ancora estremamente lacunoso, non consente di poter fare adeguati confronti stilistici tra quest’opera ed eventuali altre affini.

                                                                                                                                                                         Stefano Grandesso

Bibliografia di riferimento:

La Galleria dell’Accademia di Belle Arti in Napoli, a cura di A. Caputi, R. Causa, R. Mormone, Napoli 1971, pp. 17-21.
1770 – 1830. Autour du neo-Classicisme en Belgique, catalogo della mostra di Bruxelles, a cura di D. Coekelberghs e P. Loze, Gand 1986, pp. 166-168.
La sculpture belge au 19ème siècle, catalogo della mostra a cura di J.van Lennep, Bruxelles 1990, pp. 547-549.
Civiltà dell’Ottocento. Le arti a Napoli dai Borbone ai SavoiaI Le arti figurative, II Cultura e società, catalogo della mostra a cura di a.a.v.v., 2 voll., Napoli 1997, vol. I, p. 457.


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