Vincenzo CAMUCCINI

(Roma 1771 - 1844)


Orazio Coclite, 1810-15 ca.


Matita e sfumino su cartoncino avorio quadrettato a matita
mm 545 x 800


Provenienza: collezione Camuccini, Cantalupo in Sabina.


BibliografiaVincenzo Camuccini (1771 – 1884)Bozzetti e disegni dallo studio dell’artista, catalogo della mostra a cura di Gianna Piantoni De Angelis, (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 27 ottobre – 31 dicembre 1978), Roma, De Luca, 1978, scheda n. 87, p. 45.


EsposizioniVincenzo Camuccini (1771 – 1884)Bozzetti e disegni dallo studio dell’artista, catalogo della mostra a cura di Gianna Piantoni De Angelis, (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 27 ottobre – 31 dicembre 1978)

Description

L’attività pittorica di Vincenzo Camuccini inizia presso lo studio di Domenico Corvi, pittore la cui poetica, sulla scia di Batoni, si concentra sulla rielaborazione della tradizione pittorica cinque-seicentesca. Tuttavia, determinante per la formazione dell’artista è stata la figura del fratello maggiore Pietro, il quale grazie all’attività di collezionista e mercante ed ai conseguenti rapporti con l’ambiente culturale romano diviene il tramite attraverso cui Vincenzo entra in contatto con la realtà artistica del momento.

Già a partire dagli anni giovanili l’attenzione di Camuccini si direziona verso l’arte rinascimentale e l’antico, come dimostrano i numerosi disegni sulla storia romana realizzati a partire dal 1787; in aggiunta a questi due grandi soggetti si affiancano numerose commissioni religiose ed un considerevole numero di ritratti. L’artista dimostra di essere estremamente aggiornato sulle novità artistiche in circolo a Roma, aveva infatti immediatamente colto gli esiti innovatori di quella linea neoclassica contaminata dall’interpretazione neopoussiniana che alcuni pittori stranieri, come Gavin Hamilton, avevano importato nella capitale. Egli si afferma definitivamente sulla scena artistica nazionale già nei primi anni dell’Ottocento, tant’è che nel 1806 nonostante la sua giovane età, è nominato Principe dell’Accademia di San Luca, carica che ricopre fino al 1810 quando gli succede Canova.

Grazie agli studi di Federico Pfister prima, e Gianna Piantoni De Angelis poi, si è approfondita la complessa metodologia di lavoro che aveva caratterizzato l’intera produzione di Camuccini. Il pittore era solito arrivare alla stesura finale della tela passando attraverso una serie di tappe grafiche intermedie: prima realizzava il rapido schizzo compositivo d’insieme, poi precisava il tema attraverso la realizzazione di disegni più elaborati, successivamente eseguiva il bozzetto ad olio, la stesura delle singole figure ed infine il cartone di grandezza uguale al quadro. All’interno di questo sofisticato processo è ben evidente il valore autonomo che assume il disegno nella prassi creativa del pittore ossia, come lo stesso Winckelmann insegnava, momento primo e determinante della creazione artistica.

Le opere di Camuccini sono conservate in noti musei e collezioni italiane ed internazionali. Una  cospicua parte di disegni, tele e cartoni costituisce il fondo Camuccini, oggi diviso tra gli eredi dell’artista e per la maggior parte custodito presso il palazzo di Cantalupo in Sabina, immobile acquistato da Giovanbattista, figlio di Vincenzo, nel 1855. 

Il disegno Orazio Coclite era in origine rilegato in un volume (il tomo 28) conservato nel fondo di Cantalupo insieme a numerosi altri album contenenti disegni dell’artista (De Angelis, 1978, p. 52). Molti di questi fogli – spesso corredati da elenchi autografi in cui si indicano i soggetti e le relative valutazioni in caso di vendita – erano stati ordinati dallo stesso artista, altri invece dal figlio. I temi affrontati erano molteplici: studi dall’antico, copie da antichi maestri, studi di anatomia, studi dal vero, temi mitologici, religiosi e storici.

Il bozzetto qui presentato era uno degli studi realizzati per il grande dipinto, oggi disperso, Orazio Coclite, commissionato al pittore intorno al 1810 da Manuel Godoy: principe della Pace, consigliere del re Carlo IV e protetto dalla regina Maria Luisa, che era giunto a Roma al seguito del sovrano di Spagna dopo che questi era stato deposto dal trono.

La passione di Camuccini per il quadro di storia emerge sul finire del Settecento e si intensifica negli anni a seguire, tant’è che diviene uno degli interpreti più aggiornati. L’artista inoltre era stato fortemente incoraggiato nel proseguire in questa direzione anche dal fratello Pietro, che in una lettera inviata da Londra in data 10 ottobre 1800, scrive: «Continua ti prego con tutto l’impegno la Storia Romana, questo dev’essere il tuo scopo» (De Angelis, 1978, p. 103). La tensione ideologica ed etica tipica della pittura di storia e caratteristica del primo David, era successivamente mutata nella genericità dell’exemplum virtutis, e per questo molto amata dalla committenza aristocratica ed alto borghese che si rivolgeva a Camuccini. Sono soprattutto i temi tratti dalla storia greca e romana che mantengono negli anni una duratura fortuna, in particolare quelli ispirati alle fonti antiche di Tito Livio, Valerio Massimo, Plutarco e anche alla settecentesca più moraleggiante Histoire Romaine di Rollin. Secondo quanto risulta da una lettera scritta da Godoy ed inviata a Camuccini in data 22 luglio 1815, il consigliere del re puntualizza di aver ricevuto la notizia che il quadro da lui commissionato è stato finito, inoltre dava il consenso di trattenere la tela per qualche tempo nello studio del pittore per permettere ai forestieri di visionarlo, per cui la data di esecuzione dell’opera si aggira tra il 1810 ed il 1815 (cfr. De Angelis, 1978, p. 44). Del dipinto inoltre era stata fatta un’incisione dal Marchetti.

Nel bozzetto qui esaminato Camuccini è riuscito ad affiancare alla severità di impianto neopoussiniano una narrazione filologicamente molto accurata accompagnata da una dettagliata descrittività dell’evento. La distribuzione delle masse è sapientemente bilanciata e l’impostazione marcatamente teatrale. La figura di Orazio Coclite è posizionata al centro del foglio in procinto di attaccare i nemici con la lancia saldamente impugnata nella mano destra, l’atteggiamento è quello coraggioso dei grandi guerrieri. L’intera vicenda si svolge sul ponte Sublicio, poiché la storia narra che su questo noto ponte Orazio Coclite aveva difeso la sua città dall’attacco dei nemici, e  solo grazie al suo coraggio i romani avevano potuto distruggere il ponte evitando che Roma fosse assediata.

Durante gli ultimi anni di vita, in particolare dopo il 1833, Camuccini realizza soprattutto opere riprese da composizioni eseguite molte anni prima. Lo schema compositivo di Orazio Coclite è riutilizzato come modello per la tela Camillo libera la capitale dai Galli (1840-41), oggi conservata a Palazzo Reale di Genova.

Bibliografia generale:
Carlo Falconieri, Vita di Vincenzo Camuccini e pochi studi sulla pittura contemporanea, Roma, Stabilimento Tipografico Italiano,1875.
Federico Pfister, Disegni di Vincenzo Camuccini, «Bollettino d’Arte», VIII, 1928, pp. 21-30.
Vincenzo Camuccini (1771 – 1884). Bozzetti e disegni dallo studio dell’artista, catalogo della mostra a cura di Gianna Piantoni De Angelis, (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 27 ottobre – 31 dicembre 1978), Roma, De Luca, 1978. 


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