JOSÉ DE MADRAZO

The Immortal Happiness

Rome, April 2012

 

Francesca Antonacci e Damiano Lapiccirella presentano al pubblico nella galleria di via Margutta 54, la monumentale tela raffigurante la Felicità Eternadipinta nel 1813 dal pittore spagnolo residente a Roma José de Madrazo per la residenza romana di re Carlo IV di Spagna. La presentazione dell’opera, dispersa dall’Ottocento e sino a oggi nota agli studi soltanto da una fotografia, è accompagnata dal volume scritto per l’occasione da Francesco Leone.

Padre di Federico e nonno di Cecilia de Madrazo, a sua volta moglie di Mariano Fortuny y Marsal, José de Madrazo (Santander, 1781 – Madrid, 1859) è stato l’artista spagnolo residente a Roma più importante della prima metà dell’Ottocento.
Nella capitale pontificia Madrazo visse dal 1803 al 1819, attraversando per intero tutto il periodo del dominio napoleonico sulla città del papi (1809-1814). Nell’anno 1800, Roma, proprio nel momento in cui Madrazo la raggiungeva, tornava a essere l’ambita meta del Grand Tour; la patria mondiale delle arti in cui tornavano a confluire viaggiatori stranieri da ogni parte del mondo e a radunarsi colonie di giovani e agguerriti artisti di ogni nazionalità. L’esecuzione della Felicità Eterna si colloca prestigiosamente in questo contesto culturale. La tela venne dipinta nel 1813 su commissione di re Carlo IV di Spagna per uno dei soffitti dell’appartamento reale della residenza del monastero di Sant’Alessio sull’Aventino a Roma. Il monastero, appartenuto ai frati Girolamini, era stato soppresso dai francesi nel 1810 e acquistato da Carlo IV di Spagna, esiliato nel 1812 da Napoleone a Roma (dove era giunto il 16 di luglio), quale sua residenza estiva.
In questa prospettiva il ritrovamento dell’inedito dipinto di Madrazo si configura di grande rilevanza per gli studi storico-artistici perché risulta l’unica testimonianza che documenti il cantiere degli appartamenti reali di Carlo IV in Sant’Alessio. Una committenza di grandissimo livello, ma quasi dimenticata dalla storia dell’arte, che ha rappresentato il culmine, e per certi versi anche l’epilogo, di quella grandissima stagione figurativa.
Caduto Napoleone, restaurate le dinastie reali d’Europa, la Felicità eterna fu imbarcata per la Spagna nel 1818 per poi fare ritorno in Italia, precisamente a Napoli, tra il 1829 e il 1830 quale dono di nozze di Ferdinando VII, figlio di Carlo IV, a Maria Cristina di Borbone, sposata nel 1829 dopo la morte della sua terza consorte Maria Giuseppina di Sassonia. Da allora se ne erano perse le tracce e l’opera risultava dispersa.

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